Roma, 5 marzo 2020
Egregio Sig. Direttore,
Spettabile Redazione,
Gentile Dott.ssa Codacci-Pisanelli,
dopo aver letto e apprezzato il bel servizio, pubblicato il 4 febbraio u.s. su codesta testata a firma di Angiola Codacci-Pisanelli, riguardante l’Accademia Vivarium Novum, il collegio di Frascati dedicato agli studi classici, autoproclamatosi “campus mondiale dell’umanesimo”, siamo mossi ad alcune serie considerazioni, che ci sembra doveroso condividere con voi e con i vostri lettori.
Accogliamo sempre con gioia e simpatia le attenzioni che la pubblica opinione e i mezzi di comunicazione dedicano al mondo della scuola, della formazione e della cultura, in particolar modo quelle che raccontano felici esperienze nell’insegnamento e nella tutela delle lingue e della cultura classica: l’eredità degli antichi padri dell’Europa non è solo un fardello della tradizione, non è neanche una fonte stanca di un’identità sbiadita; essa, nel cammino della vita, è un bagaglio irrinunciabile di umanità e ricchezza intellettuale e spirituale, tanto da essere un momento fondamentale, anche oggi, nell’edificazione di una mente libera e di una coscienza critica, insomma di un’anima forte. Proprio per questo, e a ragione, tante nobilissime voci si alzano in difesa degli studi classici, cioè degli studi letterari, storici, filosofici. Senza quella edificazione dell’uomo buono, la polis è ridotta a brutale meccanismo di potere e sopraffazione ed essa stessa annichilisce nell’uomo l’essenza dell’umanità: la libertà e la ragione.
Fin qui, solo chiacchiere di maniera, che tutti si dichiareranno pronti a sposare: spesse volte difatti, e questa è una costante minaccia, nella storia sono apparsi individui che, per interesse di potere ed egotismi, hanno calpestato e conculcato la libertà e la ragione dell’uomo; ma, anche quando simili individui operavano per la sopraffazione, dichiaravano proprio di essere integerrimi tutori e alfieri forti della libertà, financo di una superiore forma morale di vita. Pertanto, primo dovere etico e razionale di ognuno di noi è smascherare l’illusione e condannare l’inganno: è un compito irrinunciabile, per chi sinceramente vuole garantire all’uomo e conservare per la società un autentico progresso di giustizia.
In questo anche e soprattutto risiede la funzione di presidio democratico esercitata dal giornalismo autentico e schietto: in una coscienza critica a favore di una equilibrata e seria ricostruzione dei fatti, in una disposizione intelligente e onesta alla ricerca di ciò che sta dietro l’apparenza. Via Palestro, 78 – 00185 Roma + 39 06 87884809 / +39 347 340 5961 www.iisc-edu.com; info@iisc-edu.com
Ciò che appare sui colli tuscolani è un luogo dell’anima magnifico ed emozionante; ciò che appare nelle luminose stanze e negli assolati giardini di Villa Falconieri è una scuola di altissimo livello, un cenobio laico di fraternità, in cui giovani animati genuinamente dall’amore per l’humanitas e dall’otium litterarum vivono in amicizia con i propri giovani insegnati e con il loro padre putativo: questi uomini che hanno rifiutato tutte le lusinghe del mondo, a costo dei più pesanti sacrifici, privazioni e rinunce, pur di testimoniare coerentemente l’ideale di una vita virtuosa e sapiente. Come si capisce, dinnanzi a questo spettacolo straordinario e commovente, risulta facile infiammarsi e ardere di tanti buoni, forse talvolta astratti, propositi, anche per quelli tra i più accorti e saggi: spontaneamente ed entusiasticamente si vuole credere a uno spettacolo magnifico, ci si vuole affidare a un’idea grandiosa, senza conoscere ciò che c’è dietro l’apparenza, senza pensare alle ragioni lontane che regolano quello spettacolo e governano quell’idea.
Le ragioni lontane affondano le proprie radici in un altro splendido scenario: questo maestoso progetto, che conduce sino a Frascati, passando da Montella e facendo tappa a Castel di Guido, sorge sull’isolotto disabitato di Vivara, nel meraviglioso golfo di Napoli, dalla volontà di un dottissimo uomo d’altri tempi, educato secondo l’antica ratio studiorum alle lettere latine e greche.
Questi è Giorgio Punzo, di cui Luigi Miraglia, direttore del Vivarium Novum, è discepolo sin dalla giovinezza e continuatore dell’opera avviata oltre quaranta anni fa: il maestro non fu solo biologo, come voi bene avete scritto, ma anche pensatore che lasciò traccia della sua dottrina in alcuni libri pubblicati a Napoli all’inizio degli anni Sessanta: ricordiamo solo i Prolegomeni erotologici, tuttora facilmente consultabili presso la Biblioteca Nazionale di Roma, classificati sotto il soggetto ‘pervertimenti sessuali’. Punzo fu filosofo che indagò, con acutezza paragonabile alla singolarità ed eccentricità delle sue conclusioni, le profondità dell’animo umano e le dinamiche attraverso cui nasce in esso il sentimento dell’amore.
Dopo gli studi danteschi su Brunetto Latini, che il Sommo Poeta onora come un padre, pur condannandolo nell’Inferno per sodomia, Punzo addiviene alla formulazione della sua teoria fondamentale, che trasmette oralmente agli allievi più intimi: l’olarrenismo.
Questo è un termine sconosciuto ai dizionari di italiano e di filosofia, perché appare essere un conio originale dello stesso Punzo; l’aporia facilmente si dipana tramite un’elementare analisi etimologica: olos [tutto] + arrēn [maschio] sono termini greci da cui si ricava il nuovo lemma, che Punzo spiega come ‘l’interamente virile’. Secondo l’autore, l’olarrenismo è la forma sublime, più nobile d’amore, perché esclude la libidine e la sopraffazione, cioè l’uso dell’altro come mero oggetto o mezzo del Via Palestro, 78 – 00185 Roma + 39 06 87884809 / +39 347 340 5961 www.iisc-edu.com; info@iisc-edu.com
soddisfacimento del proprio piacere egoista. C’è un altro elemento per cui l’olarrenismo è la forma sublimata di amore: esso non abbassa e degrada l’uomo alla bestialità, alla pura concupiscenza animale, all’istinto predatorio sessuale.
Così però, ancora non abbiamo spiegato l’olarrenismo, ma solo il suo significato complessivo, che potrebbe essere coerente con la definizione dell’amore sic et simpliciter. Per determinarne la differenza, occorre individuare l’elemento caratteristico che distingue l’olarrenismo: l’elemento che spiega perché sia quello olarrenico, e non un altro, l’amore perfetto, nobile e sublime; insomma, perché l’amore coniugale, o qualche altro tipo di amore, non è perfetto, e lo è invece quello olarrenico?
Proprio perché l’amore olarrenico esclude l’elemento e il carattere femminile1
1 «L’amore tra maschio e femmina infatti […] si alimenta delle due note complementari del desiderio di usufruizione e dell’offerta: tale è la dinamica di qualunque impulso erotico eteropolare». (Prolegomeni, p. 159) . A questo punto occorre stabilire il ruolo della donna nella dottrina olarrenica di Punzo. La donna non è un agente che può dare, ma solo un paziente che deve subire; la femmina è un ‘essere per’, è sempre necessariamente, cioè ontologicamente e metafisicamente, ordinata al maschio2
2 «La manchevolezza femminile è nel più profondo piano essenziale, e consiste nel fatto che, mentre l’uomo semplicemente è, la donna è per: come la spada è e il fodero è per la spada, tanto che la spada senza il fodero ha un senso, ma il fodero senza la spada non significa più nulla». (Prolegomeni, pp. 155-6) , di cui è strumento di piacere fisico3
3 Scrive infatti Punzo che «la donna è attratta dall’uomo come da ciò per cui essa è stata fatta ed esplica quindi un amore-offerta rivolto alla soddisfazione del maschio». (Prolegomeni, p. 153) , che degrada l’intelletto, e oggetto del bestiale appetito sessuale, una delle forme di sopraffazione. Per sua condizione naturale, cioè a causa della sua inferiorità, la donna degrada l’uomo: rende l’uomo un violento sfruttatore sessuale4
4 Spiega Punzo che il ruolo del maschio nel rapporto sessuale può essere descritto come «usufruizione», mentre tipicamente femminile è una «offerta d’uso» di cui l’uomo possa godere (cfr. Prolegomeni, pp. 151-2). e ne obnubila l’intelletto superiore; insomma, la donna abbassa l’uomo al rango delle bestie.
Questo è l’olarrenismo: la forma perfetta di amore che nobilita l’uomo perché è coltivato tra due maschi, tra due esseri perfetti, che cercano di trascendere la natura bestiale della condizione umana per elevarsi a uno stadio prossimo al divino, per ‘eternarsi’ (cfr. Dante, If XV 85).
Comprenderemmo se qualcuno volesse bollare di misoginia queste idee; esse sono però ugualmente persino omofobe. Secondo Punzo, l’amore omosessuale è anch’esso un amore indegno dell’uomo, non solo perché ripercorre quelle stesse dinamiche di sopraffazione e ferinità tipiche del rapporto uomo/donna, ma anche in quanto prevede una certa effeminatezza e frivolezza della relazione5
5 Si legga, per esempio: «già nelle movenze gli individui pseudandrici rivelano tratti femminei, specialmente nel gestire, nell’andatura, nel modo di aggiustarsi gli abiti e i capelli […] né diverse da quelle delle donne sono le loro capacità intellettuali e i loro interessi […] Le attività professionali più adatte alla complessione psichica degli individui pseudandrici sono, per i ceti meno colti, quelle di cameriere, barbiere, sarto, eccetera; e, per i ceti più evoluti, quelle in connessione con la moda femminile, la scenografia, la coreografia, eccetera. Un incredibile maestria mostrano poi gli pseudandrici in tutto ciò che concerne il costume e l’arredamento domestico. Spesso gli individui pseudandrici soddisfano la loro tendenza al femmineo col vestirsi da donna […]. Nella setta degli “omosessuali” essi rappresentano il nucleo . Via Palestro, 78 – 00185 Roma + 39 06 87884809 / +39 347 340 5961 www.iisc-edu.com; info@iisc-edu.com
principale […]. Scambievolmente si chiamano con nomi da donna, e con gli appellativi comuni di ‘checche’ o di ‘zie’». (Prolegomeni, pp. 105-6)
Qui allora, c’è un ulteriore passo da compiere per seguire Punzo e i suoi discepoli sulla strada del loro originale modo di pensare e di fare.
Infatti, l’olarrenismo non contempla la relazione tra due maschi adulti, che sarebbe disdicevole, ma è essenzialmente la venerazione per il maschio giovane6
6 «Il soggetto olarrenico sembra inflessibilmente orientato verso il ragazzo nel suo massimo fiorire, tanto che, da fanciullo ama il maggiore, da ragazzo il coetaneo, e da adulto il più giovane, come l’esperienza mi ha più di una volta dimostrato». (Prolegomeni, p. 165) . Per Punzo gli uomini olarrenici devono ottenere «in età più matura di chiarire dinnanzi alla propria coscienza la loro reale condizione psicologica di virile entusiasmo erotico per la virile giovinezza rivitalizzante. Sul pilastro di questa chiara visione del proprio intimo […] può finalmente fiorire il meglio dell’olarrenismo: l’amore-culto cioè dell’adulto per il giovane» (Prolegomeni, p. 166).
Secondo il vecchio precettore, la relazione olarrenica che meglio nobilita l’uomo, cioè che meglio lo eleva dalla bestialità alla divinità, non può che essere quella del maestro con l’allievo: dell’uomo maturo che educa il giovane uomo. Così, si conclude che l’olarrenismo «non possa assumere altre sembianze se non quelle di una generosa, impegnativa e feconda dedizione al miglioramento spirituale dell’amato. È perciò proprio il “pedagogismo” che impone, da un punto di vista psicologico, una valutazione positiva dell’erotismo olarrenico» (Prolegomeni, p. 167). Pertanto, il rapporto olarrenico tra maestro e allievo non si esaurisce nel culto e nella dedizione dell’adulto alla nobilitazione intellettuale, morale e spirituale del giovane, ma coinvolge anche l’intera dimensione personale e corporale dell’individuo, difatti «l’amore culto […] implica nelle sue realizzazioni contingenti la comunione degli amanti, non esclusa quella corporea» (Prolegomeni, p. 162)7
7 Si veda anche: «per quanto vicino ad un puro culto, un amore fra esseri contingenti sarà sempre necessariamente gravato da momenti di desiderio e sua soddisfazione […] ora, tra esseri corporei, la partecipazione è resa sempre nell’immagine di un contatto e di un fisicamente comunicare; non rimane perciò estranea ad un amore-culto una vera esigenza di contatto corporeo e comunicazione integrale, che fa assumere anche a questo Amore per antonomasia le caratteristiche esteriori di ciò che comunemente è chiamato amore». (Prolegomeni, pp. 161-2) .
Quindi, istallatosi a Vivara, Punzo non solo tutelò il prezioso ambiente naturale dell’isola, ma soprattutto accolse a proprie spese e istruì nelle lettere molti ragazzi di talento, che lì dimoravano in compagnia del vecchio pedagogo. Tra di essi, brillava per intelligenza e umanità Luigi Miraglia. Ormai anziano il maestro, Miraglia, raccogliendone il testimone, non permise che il seme sparso da Punzo rimanesse sterile, ma avviò un progetto più ampio: il collegio maschile Accademia Vivarium Novum, in cui egli ospita e istruisce gratuitamente giovani meritevoli, senza distinzione di provenienza sociale, culturale ed etnica, purché di età compresa tra 16 e 24 anni, come esige il bando di assegnazione delle borse di studio erogate dall’Accademia. Via Palestro, 78 – 00185 Roma + 39 06 87884809 / +39 347 340 5961 www.iisc-edu.com; info@iisc-edu.com
Al cospetto di questo mirabile spettacolo, poiché Miraglia dichiara, secondo quanto voi scrivete, che il Vivarium Novum, è “un omaggio alla mia esperienza a Vivara”, come è testimoniato peraltro dalla stessa scelta del nome dell’Accademia, non sappiamo e domandiamo quindi perplessi ed esitanti a Miraglia come si sia superato il retrivo retaggio di disprezzo per la donna e di culto dell’uomo adulto per il giovane maschio.
Colti da questo dubbio, e in forza di quel dovere morale, cui sopra abbiamo fatto riferimento, che ciascuno ha, occorre vigilare perché quello spettacolo meraviglioso che appare a Frascati non si riveli invece un’illusione per giovani che facilmente possono subire il fascino di una grande idea. Le regole ferree di convivenza così come l’accoglienza liberale del padre putativo, l’isolamento dal mondo e la consacrazione a un nobile ideale potrebbero rapidamente, inaspettatamente e incolpevolmente tramutarsi in un meccanismo che istilla in chi è più giovane e fragile un’incondizionata riverenza, gratitudine e obbedienza, tanto da fiaccarne autonomia e indipendenza e abbrutirne ragione e libertà.
Abbiamo osato scrivere, perché il Vivarium Novum sembra godere, come voi scrivete, di sovvenzioni pubbliche e si è istallato in una proprietà demaniale di assoluto pregio.
Coltivare l’humanitas significa anche coerenza di parola e azione, con chiara trasparenza, senza infingimenti esoterici; coltivare l’humanitas significa anche garantire la liberazione della ragione, perché solo così si può consentire un esercizio razionale della libertà.
Distinti saluti,
Alessandro Agus
